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    January 06

    Il figlio del falegname...

    Quella mattina, il figlio del falegname si alza malvolentieri. Come tutte le mattine, si gira e rigira nel letto, finché un guizzo di vitalità gli imprime la forza necessaria per scostare le coperte e scendere giù in cucina. Di sotto, tutta la casa è già in movimento: tutti sembrano aspettare proprio lui, il ritardatario, quello che si fa sempre attendere.  Il padre che esce velocemente di casa per qualche commissione, portandosi dietro la sorella minore del ragazzo, che si strofina gli occhi ancora assonnata. La madre, sempre indaffarata, gli biascica qualcosa riguardo alla colazione, dopodiché sparisce nel bagno. Il giovane, stanco a causa delle poche ore di sonno della notte precedente, si affloscia sulla sedia, prende una tazza di latte, qualche biscotto e inizia a mangiare. Il tepore della bevanda e la morbida consistenza dei biscotti lo riportano nel suo mondo solitario, dove non si deve preoccupare di orari, impegni, promesse, sentimenti. L’unica entità reale in quel luogo è lui, e qualunque cosa faccia non si ferirà, non deluderà le aspettative che le persone hanno nei suoi confronti. Un urlo lo riporta al presente, alla fredda e spietata “realtà”. La madre esce di casa sbattendo rumorosamente la porta, avvertendo però il giovane dell’orario e dello stato in cui si trova: è tardi, deve andare a scuola e non si è ancora preparato. Manda giù l’ultimo boccone e si fionda in bagno, lavandosi velocemente. Si infila la giacca senza chiuderla, le scarpe senza allacciarle e si incammina verso la scuola. Il viaggio è breve, ma è sufficiente per far penetrare il freddo invernale nelle ossa del ragazzo, che rabbrividisce ad ogni passo, maledicendo il giorno che verrà. Le ore a scuola passano lente, troppo lente; ascolta passivamente quasi tutte le lezioni, oppure con il cuore in gola a causa di un compito o un’interrogazione per la quale non si sente sufficientemente preparato, nonostante le notti insonni passate a studiare. Neanche la ricreazione gli da pace, troppa gente, troppa confusione; minuti preziosi sprecati tra quelle inutili mura di pietra. Il ragazzo vuole solo tornare a casa, sdraiarsi in camera sua a pensare, a viaggiare con l’immaginazione. Nel suo mondo non esistono regole da rispettare, libri enormi da consultare, verifiche o interrogazioni da sostenere. L’unico sollievo per il suo tormento è la campanella di fine lezione. Rapidamente, raccoglie le sue cose e si dirige verso casa, salutando qualche compagno o conoscente che incontra durante il tragitto. E’ il primo ad arrivare, come quasi tutti i giorni; il padre è ancora a fare commissioni seguito dalla figlia,che segue attentamente i suoi insegnamenti per seguire un giorno le sue orme da artista. La madre è dispersa chissà dove, forse a chiacchierare con qualche amica. Il ragazzo non ha voglia di cucinare, dopo una mattinata stressante non ha neanche fame, perciò abbandona la cartella ai piedi della scala e si precipita in camera, gettandosi sul morbido letto. Subito la sua immaginazione inizia a viaggiare attraverso le dimensioni. Si immagina un mondo felice, dove l’odio e la violenza vengano giustamente puniti, e l’onestà e la fiducia sono valori che tutti rispettano. La porta principale si chiude con un suono secco, richiamando la sua attenzione. Dal piano inferiore, la voce della madre che lo saluta mentre si reca in cucina per preparare il pranzo alla famiglia. Lui la saluta velocemente, dopodiché ritorna nel suo mondo fantastico. La sera, il padre cerca nuovamente di convincere il ragazzo a provare di intagliare il legno. E’ un’arte che gli è sempre piaciuta, forse a causa dei geni ereditati dai parenti, ma per quanto si sforzi, non riesce a trovare la voglia necessaria per farlo di continuo. Eppure, all’interno della casa e all’esterno è visto come l’erede dell’arte di famiglia, il solo in grado si superare l’immensa abilità passata del padre grazie alla voglia e all’impegno. Il ragazzo ci prova, come aveva provato tante volte prima di questa ma, come sempre, dopo qualche tempo finisce per perdere interesse in quello che fa. Non perché non gli piaccia, anzi, ma la pressione schiacciante della responsabilità che si porta sulle spalle gli mozza il respiro, gli impedisce di procedere. L’unico modo per far cessare questo dolore è interrompere l’attività, almeno temporaneamente, suscitando però il dispiacere comune del padre e dei suoi amici. Il ragazzo non vorrebbe dargli tale delusione, e cerca di far comprendere ai suoi coetanei e agli amici che lui non sarà mai in grado di arrivare ai livelli del genitore, né ora né mai. Ma loro non lo ascoltano, lo vedono solamente come la prole del grande falegname, colui che un giorno supererà la generazione precedente e ne prenderà il posto.  Vorrebbe avere qualcuno accanto con che lo ascolti, oltre ai pochi amici veri che ha, lo capisca veramente per ciò che è, e non come “il figlio del falegname”, ma purtroppo tutte le volte che pensa di aver trovato questa persona lei fugge via, lasciandolo nuovamente nella sua solitudine. A tarda sera, il giovane è stanco, esausto per lo studio e per le continue lotte interne alla sua mente, così si adagia nuovamente sul suo letto, per ricadere un’altra volta nel SUO mondo, un mondo dove lui si sente veramente LIBERO.

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